Gravidanza

 

100.png 

 Lo stato gravidico favorisce l’infezione da HPV e la crescita delle lesioni condilomatose, per la naturale riduzione della risposta immunitaria T-cell mediata. La depressione immunitaria e/o gli elevati livelli di estrogeni e progesterone potrebbero giocare un ruolo importante nel favorire lo sviluppo e le manifestazioni della infezione da HPV. Nonostante questo, la gravidanza non ha alcuna capacità di facilitare la progressione oncogena dell’infezione da HPV.

Nel postpartum, dopo circa 4-6 mesi, molte lesioni HPV-correlate tendono alla regressione spontanea.

La trasmissione in utero puà avvenire: prima del parto (via ematogena transplacentare; via ascendente attraverso le membrane e il liquido amniotico); durante il parto vaginale (contatto diretto).

 

 PERCENTUALE DI TRASMISSIONE VERTICALE: PARTO VAGINALE VS CESAREO

99.png

E' evidente, anche dalla tabella qui sopra riportata, che non ci sono attualmente evidenze scientifiche che il taglio cesareo possa in qualche modo prevenire la trasmissione verticale. Ecco perchè il taglio cesareo é raccomandato solo nel caso in cui al momento del travaglio o del parto la paziente presenta lesioni HPV_corrlate ostruttive tale per cui il parto vaginale non è possibile (Grave MG 2002; Medeiros LR 2005). 

La presenza di HPV-DNA in sede orale o genitale nei neonati di madri (anche senza segni di malattia, cioè con infezione HPV latente) è tutt'altro che rara, variando dal 2% al 73% e, ovviamente, aumenta nelle madri con evidente patologia HPV-correlata.  Tuttavia, nella maggior parte dei neonati si verifica le negativizzazione dell’HPV entro 6 mesi dal parto, senza apparenti conseguenze cliniche.

 

Leggi anche: "papillomatosi laringea ricorrente" oppure Linee Guida Taglio Cesareo (Ag.Sanità Pubblica, Lazio)