In primo piano

Missed Target-630x315

VACCINAZIONE HPV: CALA LA COPERTURA E SI RISCHIA L’INSUCCESSO (missed-target)

Si dice che le cose “reali” siano quelle che non solo esistono (cioè scritte sulla carta, programmate, articolate, in qualche modo visibili), ma che r-esistono alle vicissitudini degli eventi (spesso contrari o conflittuali), alle dinamiche economiche recessive, alle acrobazie della politica (incline spesso al populismo ed alla retroguardia), al giudizio altalenante dei professionisti che ne dovrebbero essere i garanti. Così, sembra essere il caso della vaccinazione HPV, primo vaccino contro i cancri dovuti al papillomavirus.

Attaccato da un schiera di detrattori (non molti per la verità, ma molto vocianti), oggetto di infondate polemiche in termini di sicurezza, talvolta svilito da parte delle stesse figure mediche, con offerte regionali fin troppo frazionate (talvolta da venir meno la “omogeneità” territoriale che è il perno degli interventi di prevenzione dei LEA), il programma vaccinale contro l'HPV, a dieci anni dall'attivazione, soffre vistosamente. Il sensibile calo di copertura (di pari passo al calo delle altre vaccinazioni dell'infanzia) ne è il segno più evidente. Se nella coorte del 2000 si è raggiunta l'ottima copertura di oltre il 70% (per ciclo completo), in quella del 2003 ci si attesta su un misero 56%. E' pur vero che quest'ultima percentuale ragionevolmente tenderà a migliorare un pò nei prossimi mesi, ma il dato consolidato è che nelle ultime tre coorti target c'è stato un calo strutturale di adesione al vaccino.

La copertura è, forse, il più importante e qualificato key-indicator della performance del programma vaccinale. Per una migliore comprensione di questa variabile serve un passo indietro. La vaccinazione è il più importante ed efficace intervento di salute pubblica, cioè quell'insieme di attività volti al miglioramento della salute collettiva (femmine e maschi), in questo caso tramite la prevenzione delle patologie da HPV. Va precisato, che l'infezione da papillomavirus è la più diffusa e comune delle infezioni sessualmente trasmesse, nonchè responsabile di oltre 600.000 casi di cancro in tutto il mondo: collo dell'utero, vulva, vagina, ano, pene e orofaringe. Pertanto, la collettività ha uno straordinario (e impensabile fino a pochi decenni fa) alleato nella vaccinazione HPV. Già, ma da chi è costituita la “collettività”? La risposta è semplice, sono tutti: cioè sono coloro a basso ed alto rischio di malattia, i sensibili e gli indifferenti alle istanze di prevenzione, coloro che osserveranno i ritmi dello screening e coloro che invece li ignoreranno, e quindi chi farà il vaccino e chi lo rifiuterà, o non potrà farlo per mancanza di opportunità o per impedimenti medici (per esempio le donne in gravidanza). Da qui l'utilizzo della vaccinazione, come strumento di equità sociale, nonchè meccanismo di tutela dell'intera collettività (nessuno escluso) da quelle patologie.

Quindi, la vaccinazione è una estensione del concetto di salute dal singolo alla comunità (anche ai non-vaccinati quindi), e questo obiettivo è raggiunto solo tramite una copertura vaccinale molto alta. Di fatto, nella vaccinazione HPV alla copertura di oltre il 70% si manifestano pienamente i benefici attesi, l'herd-immunity (cioè l'immunità di gregge) e, pertanto, la circolazione del virus è talmente bassa che diventa risibile la possibilità di trasmissione. Questa dinamica è stata prevista da modelli matematici, e ampiamente confermati dai dati di vita reali (real-life results). In Australia (Chow E, 2017) è stata accertata come l'elevata copertura vaccinale nella popolazione femminile si è tradotta in straordinaria riduzione di prevalenza di HPV anche nei maschi eterosessuali non-vaccinati (-85%). Analogamente, una protezione “indiretta” è rilevata in Danimarca (Bollerup S, 2016), Nuova Zelanda (Oliphant J, 2011) e Australia (Ali H, 2013) in tema di condilomi genitali. Questi dati scientifici confermano come vaccinare “la maggior parte” di popolazione-target equivalga, in buona misura, a proteggere anche una quota rilevante dei non-vaccinati.

Ora il problema che ci si pone è “cosa-fare-come” per invertire la tendenza, e garantire che il programma di vaccinazione HPV “r-esista” a questo persistente disamore. Problema prioritario è agire sulla capacità persuasiva delle figure professionali che ruotano attorno alla vaccinazione: ginecologi, pediatri, igienisti e medici di medicina generale. La recente analisi di Ketty Vaccaro del CENSIS (http://www.censis.it) sottolinea che dal 2011 è aumentata dal 25.6% al 34.4% la percentuale di pareri sfavorevoli in merito alla vaccinazione HPV, anche ad opera degli stessi professionisti della sanità.Questo dato sembra mettere in ginocchio gli sforzi di quanti, negli ultimi anni, hanno fatto formazione-informazione nell'ambito professionale circa il significato rivoluzionario di questa vaccinazione: contro il cancro. La mancanza di una comunicazione corretta (nonostante le continue evidenze scientifiche e le rassicurazioni delle Istituzioni Internazionali di controllo) pone il problema non solo della capacità-volontà persuasiva di parte della classe medica, ma il perdurare di atteggiamenti irrazionali e pregiudiziali su questo vaccino, come tout-court sulla pratica stessa della vaccinazione. Non a caso WHO prende posizione contro il fenomeno dilagante della vaccine-hesitancy, additandola come uno degli elementi di maggior impatto negativo sull'adesione della popolazione. L'invocata sinergia tra figure professionali e fra Società Scientifiche dovrebbe concretizzarsi in una alleanza scientifica per arginare la riduzione di copertura. Si renderanno necessari, forse, strumenti nuovi e più agili di comunicazione, capaci di affrontare meglio i temi sensibili di questo vaccino: cancro, sessualità, adolescenza. E si dovranno dare buone risposte in tema di autonomia della Scienza, di credibilità delle Istituzioni sanitarie, di insostituibilità delle aziende farmaceutiche, ma anche della trasparenza e rigore che devono regolare il loro reciproco rapporto. Si dovranno trovare spazi più efficaci per intercettare l'attenzione del target primario, cioè gli adolescenti: prioritariamente nella scuola, ma anche negli spazi virtuali di aggregazione. Non a caso, l'informazione via internet continua a crescere come fonte primaria di informazione (dal 7.5% al 29.9%), come rilevato nella citata analisi del CENSIS. E l'asse portante di questa comunicazione dovrà poggiare anche sul chiarimento, da un lato, dei benefici acquisibili con il vaccino e, dall'altro, della sicurezza, spiegando le differenze tra nesso “causale” e “casuale” degli effetti collaterali.

Il rischio che si corre, con una bassa copertura, è quindi che la popolazione, nel suo insieme, non sia più protetta e che il programma di vaccinazione si identifichi solo ed esclusivamente in una protezione “individuale”, piuttosto che compiutamente “collettiva”. Sarebbe un vero insuccesso e, prendendo a prestito una frase fatta, si potrebbe dire che in quel caso “la spesa non varrebbe l'impresa”.

  

DISSENSO MEDICO, DISINFORMAZIONE E DIRITTO ALLA SALUTE

L’argomento del diritto al dissenso medico in tema di trattamento terapeutico, o in merito ai presìdi di prevenzione, è molto complesso. Di fronte alla persistenza di eventi/iniziative/commenti che compromettono i programmi di vaccinazione è utile qualche precisazione sulle norme che regolano l’attività medica. Queste sono espresse nel Codice Deontologico dell’Ordine dei Medici che ciascun professionista deve osservare per continuare a farne parte. Tra queste norme comportamentali c’è, esplicitamente, la promozione e partecipazione alle iniziative di prevenzione, specie quando queste ultime si strutturano in programmi di salute pubblica, come per le vaccinazioni. Pur rischiando di semplificare un tema molto articolato, vogliamo sottolineare che il professionista non può sottrarre l’utenza alla pratica vaccinale, o altre iniziative di comprovata efficacia preventiva, adducendo opinioni personali non opportunamente documentate, o alimentando criticità frutto di dati episodici o marginali, ovvero non chiaramente e scientificamente documentati. La comunicazione sulle vaccinazioni deve essere la più ampia ed esaustiva possibile, non sottacendo alcun aspetto collaterale, ma riportandone correttamente la dimensione numerica e puntualizzando i benefici correlati, per il singolo e per la collettività. Sviare la popolazione da una informazione così impostata vuol dire sottrarla ad una irrinunciabile chance di protezione, soprattutto quando si parla di prevenzione oncologica.

E’ questo, infatti, un punto cruciale: siamo di fronte al primo vaccino che protegge dai numerosi cancri legati all’infezione da HPV (collo dell’utero, vagina, vulva, ano, pene, e parte di quelli dell’oro-faringe). Se fino a pochi anni fa non era nemmeno ipotizzabile una prevenzione primaria contro i tumori, ora disponiamo di uno strumento preventivo straordinario: nel senso stretto della parola, cioè fuori-dall’ordinario.

La vaccinazione è un atto medico e, come tale, prevede il bilancio tra benefici e eventi avversi, in una logica in cui (come per tutte le attività di questo mondo) non esiste un "rischio-zero". Ebbene, a fronte delle decine di milioni di donne (e ora anche uomini) vaccinati contro l’HPV dal 2007 in tutto il mondo, sono già disponibili dati scientifici che ne dimostrato l’efficacia ed i benefici per la collettività: riduzione delle lesioni pre-tumorali del collo dell’utero e riduzione della condilomatosi ano-genitale. Tutte le Istituzioni sovranazionali e nazionali preposte alla farmaco-vigilanza e alla tutela della salute pubblica (OMS, FDA, EMA, Ministero della Salute, AIFA…) hanno ripetutamente confermato l’ottimo profilo di sicurezza di questo vaccino, avendo anche riesaminato le documentazioni in merito a specifiche richieste (come in Danimarca per  la sindrome dolorosa regionale complessa e la sindrome da tachicardia posturale). Se è necessaria maggior trasparenza, che si propongano nuove soluzioni, ma che non si metta in discussione la sicurezza vaccinale. 

Per concludere, il dissenso medico rispetto al tema delle vaccinazioni può essere un tema legittimo, purchè non si trasformi in negazionismo e venga espresso nelle sedi naturali del confronto scientifico, sostenuta da elementi tecnici appropriati. Uscire da questo binario di rigore metodologico (che nulla a che vedere con il cieco dogmatismo pre-galileiano, come qualche detrattore dei vaccini vuol far credere) apre la strada all’anedottica, alimenta la disinformazione instillando la paura sulla sicurezza vaccinale e, in buona sostanza, porta al discredito del programmi organizzati di salute pubblica.

Per ultimo, vogliamo sottolineare la irrinunciabile alleanza che la scienza deve mantenere con il giornalismo scientifico: laico e professionale. Come suggerito dall'editoriale di Nature del 2015 (intitolato non a caso "Il mondo deve accettare che il vaccino HPV è sicuro"), la "scienza da sola non è in grado di costruire un rapporto di fiducia pubblico e politico".

 

 

10anni.png

 

L'OCCASIONE DI UN BILANCIO PRELIMINARE

Il compimento del decimo anno dall'inizio dei programmi organizzati di vaccinazione contro il papillomavirus (HPV) impone una valutazione complessiva dei risultati finora ottenuti. E' questa l'ottica in cui si muove la giornata congressuale "10 anni di vaccino HPV" promossa dall'HPV-Unit e dalla Ginecologia Oncologica dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma 

Uno degli aspetti salienti di questa vaccinazione, più che in altre, è il carattere multidisciplinare, cioè delle numerose e differenti figure mediche coinvolte. Volta per volta l'Igienista, il Ginecologo, il Pediatra, il Dermatologo, il Medico di Medicina Generale ed altri ancora, come l'Otorino o il Proctologo, sono chiamati (per la propria parte) ad illustrare in modo aggiornato, scientificamente corretto e coerente i vantaggi di questa vaccinazione sulla patologia HPV-correlata.

In altre parole, il tasso di adesione alla chiamata vaccinale, e pertanto il successo del programma in termini di beneficio, è direttamente proporzionale all'aggiornamento dei professionisti che ruotano attorno al programma stesso, ed alla loro capacità di convincimento. In questi termini, la insoddisfacente adesione all'inizio del programma vaccinale è stata correlata, probabilmente, anche alla scarsa incisività e convinzione (dettati talvolta anche dall'esistenza di pregiudizi) di una parte non trascurabile delle suddette figure mediche.    

A questo va aggiunto, inoltre, l'effetto dissuasivo di parte dei mezzi di comunicazione in merito alle complicanze post-vaccinali di questa, come di altre vaccinazioni. Non c'è dubbio, infatti, che assistiamo frequentemente ad un impatto mediatico che sottolinea e privilegia l'evento avversorispetto al beneficio. Si deve quindi sottolineare la necessità, da parte nostra, di proporre unastrategia comunicativa nei confronti dell'utenza che: 1- promuova la consapevolezza del bilancio positivo tra benefici ed eventi avversi; 2- legga la vaccinazione come una opportunità, piuttosto che una imposizione; 3- aiuti a comprendere la differenza del nesso di causalità rispetto a quello dicasualità; 4- faciliti la scelta consapevole di protezione per i propri figli. Perchè questo possa avvenire è indispensabile che il medico sia aggiornato sull'andamento della vaccinazione e sull'entità dei beneifici clinici che, già in questo momento, sono stati accertati. L'acquisizione di questa consapevolezza potrà contribuire al miglioramento della copertura vaccinale che in Italia, seppure con differenze geografiche non marginali, supera complessivamente il 70%.

Il superamento del programma vaccinale monogenere con l'inclusione dei maschi (previsto nel nuovo piano vaccinale) è, inoltre, un elemento di equità sociale. Servirà a ridurre la patologia HPV-correlata nel maschio e la trasmissione virale al/alla partner, proteggendo alcune fasce ad alto-rischio di malattia (MSM) e contribuendo pertanto al successo del programma stesso.

Infine, un elemento di grande innovazione biotecnologica che si affaccia alla ribalta della vaccinazione HPV è rappresentato dall'immissione in commercio, anche in Italia, della nuova formulazione vaccinale nonavalente. Si tratta di una importante risorsa biotecnologica, in grado di migliorare il livello di protezione in entrambi i sessi. L'estensione della protezione vaccinale a sette genotipi ad alto-rischio (oltre ai due di basso-rischio) amplifica in modo straordinario la stima di prevenzione del cancro della cervice uterina (potenzialmente sino al 90%) e delle altre neoplasie HPV-correlate (oltre l'80%). La sinergia del vaccino con i programmi di prevenzione secondaria (screening ora mirati all'utilizzo dell'HPV-test come test primario -previsto in Italia entro il 2018-), consentiranno nel prossimo futuro un livello di prevenzione globale impensabile sino a un decennio fa.

Ecco perchè il compimento dei 10 anni di vaccinazione è un'ottima occasione per integrare, in termini multispecialistici, le esperienze clinico-scientifiche maturate in ambiti e setting diversi, a livello nazionale ed internazionale. Ci confronteremo con importanti personalità del mondo della ricerca scientifica mondiale sull'HPV, tra cui Xavier Bosch, Senior Consultant del Cancer Epidemiology Research Programme dell'ICO (Institut Català di Oncologia) Maria Kyrgiou, Clinical Senior Lecturer in Ginecologia Oncologica dell'Imperial College di Londra. 

Come nella comunità scientifica di tutto il mondo si stanno moltiplicando gli eventi volti a puntualizzare il percorso vaccinale fin qui fatto (confronta anche "The HPV vaccine 10 years on: where are we now?), così noi intendiamo interrogarci su questo tema, sottolineando quant'altro serve ancora per implementare al meglio il più importante programma di prevenzione primaria oncologica mai attuato.

Luciano Mariani    Aldo Venuti    Enrico Vizza

 

___________________________________________________________________________

L'AGGIORNAMENTO DEI LEI: UN'OCCASIONE UNICA

 Con il recente aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) si prospetta uno straordinario rinnovamento di molte prestazioni sanitarie, tra cui quello dell'erogazione vaccinale. La Ministra della Salute Lorenzin sottolinea che "I vaccini saranno gratis per tutti e senza pagamento del ticket, perchè non sono da considerarsi una cura ma attengono alla prevenzione collettiva della popolazione" e l'erogazione, anche per il maschio, dovrà aessere omogenea su tutto il territorio nazionale.

 Cogliamo la rilevante novità di questo aggiornamento, e proponiamo qui di seguito una breve riflessione di Elena Cattaneo, apparso alcuni giorni fa su Repubblica e che condividiamo totalmente. Buona Lettura.

 "Che i nuovi Lea prevedano l'implementazione e la gratuità dei vaccini è un'eccellente notizia. La buona politica si fa carico di scelte destinate ad incidere nel lungo periodo. In campo sanitario nulla come la profilassi vaccinale contro le riemergenti malattie infettive rappresenta una assicurazione sulle future condizioni di vita della popolazione. Offrire ai giovani cittadini il vaccino antipneumococco, antimeningococco, estendere l'antipapilloma virus ai maschi in età d'esordio sessuale o, pure, implementare il vaccino antinfluenzale agli anziani significa non solo far vivere di più e meglio i cittadini, contribuendo a migliorare la già alta aspettativa di vita italiana, significa anche contenere, nel prevenire talune malattie, le spese sopportate dal sistema sanitario nazionale. Significa anche consentire di destinare risorse per la cura di malattie non prevenibili, si pensi alle malattie neurodegenerative. Significherebbe, è bene ricordarlo in questi giorni, alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere, ciclicamente ingolfate dai picchi influenzali, a favore dei malati gravi che del ricovero tempestivo hanno un disperato bisogno. I vaccini, insomma, sono una felice sintesi del mutuo beneficio personale e collettivo di cui spesso non ci rendiamo sufficientemente conto. Si tratta di una occasione perfetta per coltivare un approccio razionale alle politiche attive per la salute. Un tema necessario che sulle pagine di Repubblica abbiamo discusso molte volte, e che sui vaccini si manifesta con particolare chiarezza. Continua in questi giorni una piccola isteria collettiva contro la meningite ( a proposito, giova ripeterlo, non c'è nessuna epidemia in corso) , in un doloroso confronto con la paura di ammalarsi. Uno "shock culturale' forse utile nell'arrestare la deriva, serpeggiante nel paese, anti vaccinista. Oggi, di fronte alla percezione — molto mediatica — del pericolo di una malattia potenzialmente letale, le Asl sono prese d'assalto in cerca dell'agognato vaccino, ieri non pochi benpensanti storcevano il naso di fronte all'obbligo vaccinale lamentandone la presunta inefficacia o pericolosità. Dalle campagne contro i vaccini alle file per i vaccini. Uno Stato che offre attivamente una adeguata copertura vaccinale non potrà che limitare questi atteggiamenti irrazionali. Ricordo che l'Inghilterra ha eliminato nel giro di qualche anno la meningite affrontando una vaccinazione di massa con grande successo.

 Con l'approvazione del piano vaccinale collegato ai Lea, lo Stato, la politica, ha fatto il suo dovere. Ora la palla passa ai cittadini, alla loro responsabilità. A loro va ricordato non solo che in ogni democrazia vi sono diritt i e doveri, ma più semplicemente che le vaccinazioni sono un fenomeno squisitamente collettivo. Solo se la quasi totalità della popolazione (circa il 95%) è vaccinata, virus e batteri potenzialmente letali ( ricordiamo le recenti morti in Italia anche per il morbillo e la pertosse, e di difterite in alcun paesi europei ) cessano di circolare. Il genitore che non vaccina il proprio figlio non solo espone suo figlio a gravissimi patologie, ma mette a rischio, in modo inaccettabile, la vita degli altri bambini. Stato, politica, cittadinanza, insieme sono più forti e in salute"

 

10 ANNI DI  VACCINO HPV: UN BILANCIO MOLTO POSITIVO

Proponiamo la visione della presentazione fatta in occasione del Congresso Nazionale della Società di Ginecologia e Ostetricia (SIGO2016) sui benefici ottenuti dapo 10 anni di vaccinazione HPV. Confronta anche la Sezione "Vaccini HPV"

"Iconografia" (la trovi nel capitolo NEWS oppure clicca Iconografia )

Collegamento con "Le 100 domande su HPV":  100 domande su HP V (ONS - GISCI)

Collegamento con il sito "VaccinarSì "

La Carta dei Servizi:   CARTA DEI SERVIZI  dell'HPV-UNIT: prevenzione, diagnosi e terapia

Editoriale. Medici e Vaccinazioni, un obbligo deontologico

Editoriale. Eventi avversi da vaccino: caso, casualità e caos

Editoriale. Vaccino HPV: il valore dell'universalità e la disinformazione   

ysfgjcepaextghbnlnpl.900x600_2.jpg

MEDICI E VACCINAZIONI: UN OBBLIGO DEONTOLOGICO

A fronte della costante riduzione di copertura delle vaccinazioni dell'età pediatrica, con il conseguente rischio di serie ricadute cliniche, si alza finalmente una forte e chiara presa di posizione. Dopo i richiami del Ministero della Salute, dell'Istituto Superiore di Sanità e di alcune Regioni (come L'Emilia-Romagna, con il divieto all'ingresso nei nidi ai non vaccinati), il Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) ribadisce con forza il ruolo centrale degli iscritti per migliorare l'adesione ai programmi di vaccinazione. Al fine di contrastare l'azione dei movimenti antivaccinatori e dei medici reticenti, il documento della Federazione (che puoi scaricare qui FNOMCeO) indica espressamente come "infrazione del codice deontologico" tutte le azioni dei Medici volte a sconsigliare, delegittimare, dissuadere o ritardare l'atto vaccinale secondo quanto scadenzato nel Piano Nazionale. Un problema non solo italiano, poichè anche l'OMS nel giugno scorso si è fortemente schierato contro il fenomeno dell'hesitancy, esitazione del medico di fronte alla vaccinazione (leggi il documento e le raccomandazioni OMS)

E' questa una svolta importante, perché affronta apertamente i conflitti ideologico-culturali legati al calo delle vaccinazioni, aprendo lo scenario anche a norme sanzionatorie, sino alla radiazione dall'Albo. Il documento, che ha trovato immediata approvazione da parte della Ministra Lorenzin e dell'Istituto Superiore di Sanità, è rivolto a contrastare le informazioni contraddittorie e approssimative dei detrattori delle vaccinazioni. L'allarme sociale che ne deriva da questi movimenti è non solo di natura strettamente medica (comparsa di focolai epidemici di malattie infettive altrimenti sotto controllo), ma anche culturale, alimentando l'idea dell'inutilità o della sottaciuta pericolosità dei vaccini (primo fra tutti l'autismo), da cui la diffusione delle teorie del sospetto o del complotto di Big Pharma. Pertanto, continua il documento, si sottolinea che nell'interesse del singolo (ma anche della comunità) “il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia” sostenendo il principio dell'autodeterminazione. Da qui l'atteggiamento medico deve essere sempre più ispirato all'evidenza acclarata (evidence-based medicine) e non alle percezioni di parte, ai giudizi individuali o all'anedottica che, come nel caso delle vaccinazioni, possono condizionare pesantemente la salute della collettività.
E' evidente che, al di là della minaccia sanzionatoria e il richiamo alla fattiva collaborazione con i programmi di sanità pubblica, il punto su cui si articola l'impegno delle Istituzioni è più ampio ed impegnativo, e chiama in causa la ricomposizione del rapporto e comunicazione tra cittadino e istituzione e, più in generale, tra scienza e società, recuperando quegli elementi di oggettività e riproducibilità che qualificano la scienza moderna. Questo ci sembra, più propriamente, il centro del problema, laddove in Italia alcuni esempi del recente passato (caso Di Bella e Stamina) sembrano indicare una evidente fragilità nella cultura scientifica ed in cui appare centrale il ruolo etico/deontologico dei media. 

 

EVENTI AVVERSI DA VACCINO HPV: CASO, CASUALITA' E CAOS

C’è una frase ricorrente negli ambienti della medicina preventiva e vaccinale (“i vaccini sono vittima del loro successo”) che testimonia bene come l’elevata efficacia nel controllare (o talvolta eradicare) le malattie infettive, si possa tradurre in indifferenza o, addirittura, avversione verso la pratica vaccinale. Il controllo post-vaccinale delle infezioni e relative complicanze (fino all’invalidità e al decesso) ha, in buona sostanza, desensibilizzato parte dell’opinione pubblica, e frange della stessa classe medica, sull’importanza della vaccinazione e necessità di garantire alti livelli di adesione ai programmi nazionali.

Se questo “disamore” si percepisce per le vaccinazioni dell’età pediatrica, è ancor più evidente per quella contro l’HPV,dove al tema del vaccino si intrecciano icone sensibili come la sessualità e il cancro. La risultante è una copertura nazionale anti-HPV dell’ordine del 71% (ancora non ottimale per acquisire tutti i benefici clinici) ed un fiorire, in termini globali, di iniziative e movimenti mirati a screditare l’efficacia del vaccino contro il papilloma virus. Peraltro, entrano in gioco anche altre componenti di conflitto (sfiducia negli interventi di Sanità Pubblica, diffidenza nelle Istituzioni preposte ai controlli, interferenza dei Big Pharma), con allestimento di siti web di contro-informazione, o per meglio dire, disinformazione vaccinale. Una tipica manifestazione di questa visione “complottistica” è legata all’enfasi cui vengono addebitati ai vaccini-HPV alcuni effetti collaterali.

In questa tematica trovano spazio due episodi recentemente emersi alla cronaca. La prima, in Danimarca, riguarda in presunto nesso causale tra vaccini HPV e una sindrome algica (sindrome dolorosa regionale complessa) e la sindrome da tachicardia posturale. L’Agenzia Europea preposta alla verifica e controllo dei farmaci (European Medicines Agency, EMA) ha da pochi giorni concluso un’analisi di questa materia (1), escludendo ogni correlazione/associazione causale tra i due eventi: vaccinazione ed esordio delle sindromi. La revisione, che prende in considerazione oltre 80 milioni di vaccinate in tutto il mondo con vaccino bivalente o quadrivalente, ha escluso l’addebito delle sindromi suindicate alla vaccinazione derubricandole come nessi casuali. In questa materia si dovrebbe essere tener conto che molte patologie incriminate trovano esordio (nella popolazione generale) proprio nelle coorti adolescenziali, che sono esattamente quelle in cui ci si vaccina contro l’HPV. Ma, nel clima di diffidenza che contraddistingue alcuni movimenti di opinione, la revisione (che pure arriva da un’autorevole Istituzione sovranazionale) non è servita a tranquillizzare parte della classe medica, e si preannunciano ulteriori iniziative. E l’impressione è che se altre analisi dovessero ancora escludere l’associazione con quegli eventi collaterali (com’è al momento prevedibile), sarebbero comunque giudicati da taluni con immutato e irremovibile sospetto. Analogamente, in Giappone, sono stati erroneamente addebitati alcuni eventi avversi al vaccino HPV, con conseguente sospensione della raccomandazione e crollo dell’adesione alla vaccinazione. In seguito, nonostante il Comitato per le Reazioni Avverse Vaccinali di quel Paese (2) abbia poi escluso qualsiasi nesso di causalità tra vaccinazione ed eventi collaterali, non c’è stata al momento alcun ripensamento sulla raccomandazione. In sintesi, la popolazione giapponese, rispetto a quanto avviene negli altri Paesi, al momento è meno protetta dalle patologie HPV-correlate. Non a caso, l'Accademia Europea di Pediatria (European Academy of Paediatrics) ha appena pubblicato una Position Paper (3) in cui è "gravemente preoccupata della crisi della vaccinazione HPV in Giappone, ed incoraggia fortemente le Autorità giapponesi a supportare attivamente la vaccinazione universale".

Per concludere, ci si chiede a cosa porti la cieca negazione delle evidenze scientifiche e la delegittimazione delle Agenzie Internazionali di controllo dei farmaci (tra le righe la mancanza di obiettività e trasparenza), se non al totale disorientamento dell’opinione pubblica. Non c’è alcun dubbio che i programmi di vaccinazione HPV debbano essere oggetto di accurati e continui controlli da parte degli Enti preposti: a livello nazionale e sovranazionale. Ma l’attribuzione di eventi avversi è materia molto delicata, che richiede un percorso metodologico rigoroso, su chiare basi scientifiche, in assenza di pregiudizi. Non a caso l’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso il Global Advisory Committee on Vaccine Safety (4), precisa che “Le accuse di effetti collaterali da vaccinazione basata su deboli prove possono portare a veri danni quando, come risultato, cessano di essere utilizzati dei vaccini sicuri ed efficaci”.

1- http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/Press_release/2015/11/WC500196352.pdf

2- Saitoh A, Okabe N. Recent progress and concerns regarding the Japanese immunization program: addressing the “vaccine gap”. Vaccine 2014; 32: 4253–58

3- Dornbusch H et al. Human papillomavirus vaccination crisis in Japan. Journal Paediatric and Child Health, 2015 Dec;51(12):1146-7

4- http://www.who.int /vaccine_safety/committee/topics/hpv/GACVS_Statement_HPV_12_Mar_2014.pdf

 

VACCINO HPV: IL VALORE DELL'UNIVERSALITA' E LA DISINFORMAZIONE

Con il supporto della Fondazione Giovanni Lorenzini è stato messo a punto un documento sulla Vaccinazione anti-HPV universale, e pubblicato da Sole 24 Ore Sanità per la serie "I Quaderni".  Gli Autori (Riccardo A. Audisio -St. Helens, UK-; Giancarlo Icardi -Genova-; Andrea M. Isidori -Roma-; Carlo A. Liverani -Milano-; Alberto Lombardi -Milano-; Luciano Mariani -Roma-; Francesco Saverio Mennini -Roma-; Sergio Pecorelli -Brescia-; Andrea Peracino -Milano-; Giovanni Rezza -Roma-; Carlo Signorelli -Parma-; Giovanni Vitali Rosati -Firenze-; Gian Vincenzo Zuccotti -Milano-) affrontano nelle 50 pagine del documento il valore sanitario, sociale ed economico della vaccinazione universale HPV.

Alcuni vaccini, come quello contro l'Human Papillomavirus (HPV), sono stati sinora destinati dalla Sanità Pubblica all’uso in una sola popolazione “target”, quella femminile in età adolescenziale. La patologia da HPV rappresenta, però, anche per i maschi, un problema di rilevanti dimensioni socio-sanitarie, considerando fra l’altro che i vaccini mono-genere hanno usualmente dimostrato scarsa efficacia. Il maschio, oltre a essere serbatoio dell’infezione, è egli stesso a rischio di patologie tumorali da HPV. Inoltre, le evidenze dimostrano che vaccinare anche i maschi aiuta a proteggere anche le ragazze non vaccinate. Queste nuove prospettive inducono pertanto a una rivalutazione dell’attuale strategia vaccinale. Il percorso seguito in questo documento riprende le prospettive a suo tempo disegnate, evidenziando quanto sia sempre più richiesta una corretta identificazione dei bisogni della donna e dell’uomo. Il documento è interamente scaricabile dal sito della Fondazione Giovanni Lorenzini (www.lorenzinifoundation.org ) .

Altro documento di sicura utilità è quello elaborato dal Prof. Paolo Bonanni (Ordinario di igiene alla Facoltà di Medicina dell'Univ Firenza), sul sito Vaccinarsì, in risposta alle continue inesattezze e falsità che trovano spazio nel web a carico della vaccinazione contro il papillomavirus: "Ecco perchè è utile il vaccino HPV" (pdf). Infine, se hai timori inerenti alla pratica vaccinale ti consigliamo di leggere il “Vademecum contro la disinformazione: le 58 domande che gli antivaccinisti pongono ai centri vaccinali” (pdf), ad opera della Prof.ssa Cinzia Germinario e patrocinato dalla Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SitI) e da altre società scientifiche: Società Italiana di Pediatria, Federazione Italiana dei Medici Pediatri, Associazione Culturale Pediatri e dall’Osservatorio Epidemiologico della Regione Puglia. 

Sono tutti documenti molto interessanti, che gettano luce su alcuni argomenti ritenuti (erroneamente) a sfavore della vaccinazione, compresa quella inerente l'HPV. A tale proposito consulta anche la Sezione "Cosa cerchi?> Vaccini e Vaccinazioni" ed il portale di informazione sulle vaccinazioni (VaccinarSì) a cura della Soc Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Salute Pubblica.  

 

(aggiornato al 22 novembre 2016; Testi, immagini, figure e video coperti da copyright © )